Confraternita - Parrocchia Bernezzo

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La Confraternita della B.V. Annunziata


Con la bolla pontificia dell'11 marzo 1603 papa Clemente VIII volle erigere in Confraternita sotto il titolo della SS. Annunziata il pio sodalizio dei Disciplinati già fiorente a Bernezzo.
Negli inventari parrocchiali la collocazione della chiesa, inizialmente dedicata a S. Antonio, viene più volte descritta come "nel villaggio tra le due regioni del Paschero e Cantamerla al di sotto del castello".
Don Bernardino descrive in un articolo comparso sul bollettino la Chiesa come "sacro edificio che si presenta con uno stile anomalo come risultanza di successive opere di ampliamento studiate con cura".
Ancora da don Bernardino apprendiamo numerose altre informazioni.

"La primitiva chiesetta dei Disciplinati (così si chiamavano in Italia settentrionale queste congregazioni di preghiera e di penitenza mentre in Toscana e Meridione sorgevano le Misericordie) aveva il suo centro in un povero e modesto edificio sacro della lunghezza di poco più di metri 18 e a capriate visibili. Più tardi quella costruzione venne ristrutturata, innalzata e coperta con volta a botte dopo le terribili calate dei Gallo-Ispani nel tempo di fervore edilizio che si nota in quasi tutte le chiese di Bernezzo; era l'anno 1709 come si legge nella cornice della finestrella ovale lato sud. Crebbe in quegli anni la popolazione di Bernezzo e si infoltì il numero di Confratelli e Consorelle, così si deliberò di raddoppiare la capacità della chiesa colla costruzione dell' ampio coro in stile barocco con ampi finestroni ellittici. Tutto il sacro edificio venne ornato di lesene in stucco con capitelli corinzi, trabeazioni e cornicione collegato armoniosamente con le linee della Chiesa anteriore".

Nell'articolo del bollettino don Bernardino poneva a confronto le facciate di due Chiese omonime "Confraternite dell'Annunziata", quella bernezzese e quella presso Rubiera (in provincia di Reggio Emilia). "La Chiesa bernezzese presenta chiari segni di una disgraziata manomissione: quando nel secolo scorso si volle abbattere il timpano di facciata e in parte il cornicione superiore, i capitelli delle colonne laterali per far posto a una facciata con tettoia sporgente a difesa dalle intemperie e dalla pioggia battente contro l'intera facciata.


Uno sgarro avvenne pure nella collocazione del bel portale d'ingresso, quando la Chiesa fu invertita (l'altare prima era collocato dove ora si può ammirare il portale mentre la porta d'ingresso era situata dove inizia il coro, ndr); parte dei pannelli delle ante superiori sono dietro l'architrave della costruzione dell'aggetto. Non si tenne conto dell'altezza del pavimento."
La campana, che risuona dal campanile posto a sinistra dell'Edificio, fu benedetta nel 1863.
Per quanto riguarda l'interno della Chiesa, "sono un gioiello d'arte e di scultura barocca tutti i banchi e postergiali del coro, la meravigliosa balaustra così come tutti i mobili e serramenti risalgono agli anni 1730 e seguenti. Ma l'opera artistica per eccellenza è la grande icona della B.V. Annunziata e tutta la decorazione pittorica del coro (1750) opera delle famose scuole della prospettiva architettonica e pittorica (di Varese, e di

Friburgo) che lavorarono in quegli anni al Santuario della Madonna di Vicoforte di Mondovì".
Di particolare interesse è quest'icona, a olio, della B.V. Annunziata, che è la più grande che si trovi nelle Chiese di Bernezzo. In essa trovano posto due scene: l'Annunciazione e il Martirio di S. Sebastiano.


Non si sa il nome dell'autore come pure non si conoscono i nomi delle maestranze che eseguirono la parete che raffigura un'abside barocca con colonne ritorte secondo lo stile delle basiliche romane.
Nel coro si conserva anche una bella tela, alta 1,4 m e larga 2,1 m, dedicata all'Ultima Cena. "Anche se il dipinto (su tela) non rivela grandi pregi artistici, ci dà nell'insieme una rappresentazione realistica, quasi meticolosa nei particolari, di quanto si compì là nel mistero. Si vedono sul grande tavolo i pani azzimi, il grande vassoio coll'agnello pasquale, la coppa o calice della Benedizione… Giuda, il traditore, siede lì, in primo piano verso destra: stringe con la sinistra la borsa dei trenta denari d'argento, il prezzo del tradimento convenuto coi sommi sacerdoti e allunga l'altra mano sul piatto dove anche Gesù prende dall'agnello pasquale.

Tutta la scena è sorprendentemente fedele al Vangelo di Matteo. Pietro siede alla sinistra di Gesù, Giovanni è alla destra col capo reclinato sul petto del Signore in atto di chiedere il nome del traditore. E' proprio quello il momento fatidico. Mentre mangiavano Gesù disse: "In verità vi dico uno di voi mi tradirà". "Colui che ha intinto con me la mano in quel piatto, quello mi tradirà". "Sarebbe stato meglio per quell'uomo se non fosse mai nato".
"Un gioco di prospettiva sorprendente e meravigliosa sta sulla volta che adombra una finta cupola (a tempera) ov'è la gloria di Maria SS. e dei Santi Pietro e Paolo. E' evidente lo stile della scuola di Friburgo che riprodusse a Bernezzo figure e motivi di ornato che si vedono nella grande cupola ellissoidale del Santuario di Vico (bollettino del 20 marzo 1987)".
Tra i progetti che dovevano essere realizzati in un lontano passato vi era quello di collocare un'iscrizione continua a grandi lettere che avrebbe dovuto correre nella trabeazione gialla floreale che sovrasta le dodici colonne dell'edificio, analogamente a quanto si vede a Roma nella grande Basilica di S. Pietro.

L'idea era quella di ripetere il famoso vangelo del Primato di Pietro. Don Bernardino ricordava a questo proposito: "Forse improvvise complicazioni o guerre non permisero di realizzare

quanto era nei voti dei geniali e ferventi progettatori… le belle lettere in terracotta sono tuttora accatastate nei ripostigli della chiesa in attesa di tempi migliori".


Nella Chiesa sono custoditi tre altari: l'altare maggiore, dedicato all'Annunziata, di cui si celebra la festa il 25 marzo e due altari situati in due nicchie laterali. Uno è l'altare di S. Antonio abate, in onore del quale ogni anno si porta la statua del Santo in processione, la domenica della settimana in cui cade il 17 gennaio. Segue la tradizionale benedizione degli automezzi e degli animali.
L'altro è l'altare di S. Michele Arcangelo, dietro il quale si apriva una porta che, percorsa una scalinata, consentiva l'accesso all'orchestra di "bosco" situata sopra la porta principale (oggi non più presente).
Una minaccia a queste splendide opere è rappresentata dall'umidità (problema che affligge anche la Chiesa della Madonna) che dal suolo affiora lungo le pareti tralasciando fortunatamente, per ora, l'abside e la finta cupola.


Da don Ristorto possiamo apprendere che nell'Ottocento a servizio della Chiesa stava un Cappellano con l'onorario di 400 lire; l'ultimo Cappellano fu don Carlo Renaudo da Borgo S. Dalmazzo, morto il 23 aprile 1937. Successivamente il suo posto fu preso dal nostro buon "Marchettu" che per molti anni ha continuato a suonare le campane, soprattutto nel periodo in cui si celebravano le messe tutti i giorni, per avvisare la popolazione delle funzioni religiose o della scomparsa di un loro compaesano.
Infatti, per circa 4 anni (dal 23 luglio 1984 al 1988) l'artistica Chiesa della Confraternita ospitò tutte le celebrazioni della Parrocchia, essendo chiusa, prima per pericolo di crolli poi per i restauri e gli interventi di ripristino, la Chiesa della Madonna. Anche successivamente, fino alla realizzazione della Cappella presso la Casa di riposo "Don Dalmasso", venne utilizzata come "cappella invernale" per le celebrazioni durante i giorni feriali nei mesi freddi, visto che per le sue dimensioni più ridotte era più facile il riscaldamento.


 
 
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