Ricordo don Luciano - Parrocchia Bernezzo

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Ricordo don Luciano

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Ricordo di don Luciano


"Nell'arco limitato di undici giorni a S. Anna di Bernezzo si sono vissute emozioni contrastanti, gioia profonda e profondo dolore, aspettativa di giorni sereni e crollo improvviso di ogni più rosea speranza. I frazionisti che più si sentono vicini alla Chiesa, che più vivono la vita comunitaria, e sono la stragrande maggioranza, hanno passato quei pochi giorni che vanno dall'1 all'11 luglio in un alternarsi di sensazioni opposte. […]
Rimanemmo tutti sorpresi della manifestazione di immenso affetto dei Borghigiani che lo accompagnarono nella sua nuova sede. Pareva perfino eccessivo che tanti volti di uomini maturi, di bimbi, di anziane signore, fossero rigati da lacrime che scendevano copiose durante tutta la funzione di insediamento e durante il rinfresco che gli avevamo preparato.

Affetto sì, lo si sapeva che Don Pasquale era un pastore molto amato, ma lacrime e pianti parevano retaggio di altri tempi, parevano un sentimentalismo eccessivo. Ma ci siamo ben presto accorti che la perdita di una tale persona era effettivamente incolmabile, che Don Pasquale aveva, per dono di Dio, una tale carica di umanità e di cordialità che difficilmente era individuabile in altre persone.
E tale sua invidiabile dote ben presto si manifestò anche nella sua nuova sede.
Bimbi ed adulti videro nel Sacerdote che Dio aveva loro inviato a tempo pieno una grazia del Signore: ormai era inconcepibile che un parroco potesse dedicare tutto il suo tempo ad una piccola Comunità come quella di S. Anna: la S. Messa quotidiana, il rosario, la benedizione ogni sera, la possibilità di incontrare il Sacerdote ad ogni ora della giornata, la certezza che al trillo di quel campanello, sarebbe apparso un uomo di Dio ... erano ormai utopie per la piccola Frazione; oramai ci eravamo abituati, dal momento della partenza di Don Bartolomeo Menardi, a sacerdoti a mezzo servizio, occupati, anche se residenti nella casa canonica, in altre attività, che li impegnavano per gran parte della giornata.
Ora avevamo tutto per noi un Sacerdote ed un Santo Sacerdote. Una signora di S. Anna si confidava: "quel prete mi ha fatto rinascere": non immaginava quella cara donna che il suo "rinascere" si avvicinava di parecchio al "rinascere" raccomandato da Gesù a Nicodemo!
Varie iniziative erano ormai abbozzate e presto sarebbero state realizzate: incontri per anziani, scuola di fisarmonica, sala giochi per bimbi, scampagnate e gite sociali... sembrano piccole cose, ma per una comunità di semplici erano il segno della presenza di Gesù che ama.
Conoscevamo tutti le sue malandate condizioni di salute, sapevamo che il suo cuore, che aveva donato a piene mani ai suoi parrocchiani di Borgo, era logoro e malconcio e ci eravamo ripromessi che mai lo avremmo lasciato affaticarsi, ma gli avremmo prestato tutto il nostro aiuto in tutte le iniziative che avrebbe voluto realizzare. Ma non conoscevamo la laboriosità di don Pasquale: non sapevamo che non avrebbe mai accettato di dirigere, mentre altri... facevano: doveva invece realizzare lui stesso, con lo stesso entusiasmo e tenacia che aveva sempre dimostrato.
E volle per la festa patronale farci un regalo: la partecipazione alla novena, alle funzioni religiose, alla festa esterna, ai canti, non sarebbe stata riservata ai soli presenti in Chiesa o in piazza: vi avrebbero partecipato anche le persone delle borgate più sperdute, coloro che forse sarebbero stati nei boschi o nei campi a lavorare: occorreva piazzare sul campanile tre potenti altoparlanti, che già ai primordi della sua comunità di Gesù Lavoratore erano serviti ai parrocchiani più lontani dalla Chiesa a partecipare alla preghiera comune. Detto e fatto: le pesanti trombe furono issate sul campanile e proprio durante la loro sistemazione il grande cuore di Palùc cedette.
Il resto è cronaca ormai troppo nota: non so chi non ha sentito il prepotente bisogno di partecipare alle sue esequie, a dargli l'estremo saluto.
Le lacrime che avevo visto rigare il volto dei Borghigiani al suo ingresso come Parroco di S. Anna ora scendevano prepotenti sui volti dei bimbi e degli adulti Santannesi: in meno di 11 giorni don Pasquale li aveva letteralmente conquistati: i singhiozzi a stento erano trattenuti durante la Messa celebrata dal fratello don Enrico prima dei solenni funerali a Borgo. […]".
E ancora. "Da subito Don Luciano si era rivelato simpatico e, quando durante la presentazione, ci ha raccontato la sua storia, ha fatto sorridere tutti. Anche il suo vocione forte, con un accento non molto comune, il modo di comportarsi e quelle sue rapide grattatine alla testa lo rendevano simpatico e forse, senza offesa, un pochino comico.
Dopo solo una settimana dal suo arrivo, S. Anna era già diversa, e c'erano speranze di fare grandi cose.
Alcune donne mi hanno raccontato che, da quando era arrivato Don Luciano, avevano ripreso a cantare durante le funzioni religiose, e ognuna faceva del suo meglio.
Io ho parlato con lui purtroppo solo una volta, dopo la Messa di domenica 8 luglio. Passavo in piazza e mi fermò per chiedermi se sapevo da ove si spegneva una luce della Chiesa, poiché nessuno gli aveva detto dov'era l'interruttore; io lo sapevo e gli feci vedere dove si trovava.
Allora, col suo fare bizzarro e alla buona, si diede una grattatina alla testa e mi ringraziò.
Però non siamo stati molto fortunati: pochi giorni dopo Don Luciano è morto. La sua morte è stata per tutti un grande dolore.
Anche se lo conoscevamo appena, tutti ci siamo commossi, e il giorno del funerale piangevamo. Nessuno riusciva a credere che era potuta succedere una cosa del genere. Ormai da lui ci aspettavamo grandi cose, ed eravamo sicuri che avrebbe dato nuova vita a S. Anna.
Tutti lo ricorderemo per sempre. E' entrato nel cuore di tutti, e anche se non c'è, è come se fosse sempre fra noi.
In questi 10 giorni la vita sembrava più bella.
Noi con le preghiere, il cuore e il ricordo saremo sempre vicini a Don Luciano. Era riuscito a portare gioia e amore in ogni cuore".

 
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