La storia - Parrocchia Bernezzo

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La Storia


In questa sezione si riportano le note inserite da don Bernardino nel "Canto del Cigno sulla Chiesa della Madonna", datato 1985, che ci aiuta nella ricostruzione delle principali vicende storiche legate all'edificio sacro, e un riassunto per sommi capi degli interventi a partire dal 1989 fino ai giorni nostri.


  •    I MONACI EDIFICANTI (anno 1150)

  •    LA GRANDE ALLUVIONE (anno 1380)

  •    LE VOLTE LATERALI (anno 1450)

  •    VOLTA A VELA SULLA NAVATA CENTRALE (anno 1710)

  •    DECORAZIONE (stile moresco) VIA LESENE E GHIMBERGA (1898)

  •    IL PORTICATO ESTERNO (1940)

  •    IL TETTO SULLA NAVATA CENTRALE (1982)

  •    LAVORI SUCCESSIVI: dal 1989 a oggi.


     I MONACI EDIFICANTI (anno 1150)

Verso l'anno 1150 va datata la costruzione, o ricostruzione della Chiesa della Madonna in Bernezzo. Vennero recuperati nelle varie opere compiute i conci in cotto di colonne tonde, romaniche di una chiesa anteriore, forse più ampia, distrutta dai Saraceni prima dell'anno 980. La nuova chiesa fu opera del Priorato dei S.S. Pietro e Paolo dei monaci Benedettini di S. Michele della Chiusa, ramo cluniacense (monaci nerovestiti) e i più grandi artefici delle più famose abbazie di quei secoli. Le fondazioni non vennero posate su terra o sulla sabbia mobile ma sulla viva roccia. Lo possono confermare i recenti lavori di carotaggio eseguiti per le opere scolastiche qui in Bernezzo (nella zona) i quali richiesero getti (carote) di cemento di circa 6 m per poggiare sulla roccia. In un avventuroso scavo in profondità, fatto ai tempi della condotta di risanamento della Chiesa si scese fino ai 5 m senza vedere la base dei pilastri (testimonianza di Eliotropio Claudio che tentò tale fatica nell'anno 1938).

   LA GRANDE ALLUVIONE (anno 1380)

Era da poco terminata la chiesa e anche affrescata con dipinti e meravigliosi cartigli gotici nelle absidi e finestre laterali (12) quando l'abitato di Bernezzo venne sepolto sotto una catastrofica alluvione quasi diluviale. La data di tale cataclisma può fissarsi verso l'anno 1380 argomentando dalla data del trittico del "Magister Monetus" (nome d'arte di Cesare Martello che fu pure l'autore della Madonna della Quercia del Santuario di Viterbo, N.d.R.) eseguito l'anno 1415 sulla parte della navata sinistra della Chiesa su una delle tante finestre tappate subito dopo l'alluvione. E' il curioso trittico di S. Eligio e della Madonna della Quercia. Assieme colle finestre (12) vennero anche chiuse le porte laterali. Fino ad oggi (dopo sei secoli) si riaprirono soltanto due di tante finestre nell'abside centrale, dietro indicazione del Sovrintendente alle Belle Arti ing. Mesturino. Nelle strombature interne sono riapparse le belle candelabre gotiche coi cartigli delle antifone materiali.


   LE VOLTE LATERALI (anno 1450)

Dopo l'alluvione non solo furono tappate le finestre e restò interrata la Chiesa anche sopra il livello stradale, ma vennero abbattute le absidi gotiche (volte a crociera) delle navate centrale a sinistra (si ritrovarono i tipici mattoni delle varie cordonate con tracce delle decorazioni).
Si salvò l'abside della navata sinistra degli Evangelisti chiusa per creare un vano di passaggio al nuovo campanile (ora monumento nazionale).
Verso l'anno 1450 si coprirono con volte gotiche le due navate laterali mentre quella centrale restò a capriate visibili: dalle finestrelle nel sottotetto pioveva abbastanza luce per tutta la Chiesa.


   VOLTA A VELA SULLA NAVATA CENTRALE (anno 1710)

Dopo le calate dei Gallo-Ispani subirono radicali trasformazioni e importanti opere di ampliamento quasi tutte le Chiese di Bernezzo (S. Pietro, Confraternita ecc.). Per la chiesa della Madonna si pensò alla copertura con volta a vela per tutta la navata centrale. Per rimediare all'oscurità di tutta la chiesa, privata di ben 24 finestre, si provvide alla apertura di 4 finestroni quadri (2 per lato) alle pareti laterali. Si legge sulla stuccatura di cornice la data del 1710.


   DECORAZIONE (stile moresco) VIA LESENE E GHIMBERGA (1898)

Nell'anno 1898 il Parroco Mons. Pietro Durbano (più probabilmente il suo successore perché don Durbano morì nel 1896, oppure la data è precedente, ndr) richiese alle autorità comunali regolare autorizzazione per eliminare le lesene (si tratta di semipilastri addossati alle pareti, spesso con funzione di sostegno di una struttura) dai gruppi o pilastri in corrispondenza della navata centrale per poter eseguire all'interno un progetto di decorazione moresca a strisce parallele secondo il disegno del signor Negro di Cuneo.
L'opera fu completata con una volta a cielo turchino costellata di stelle. Sparirono le lesene e anche sulla facciata esterna venne eseguita la decorazione a strisce, purtroppo fu abbattuta la ghimberga che saliva al rosone

centrale per far posto ad uno stemma fantasioso con 4 leoni rampanti come blasone del comune. Le attuali lesioni o crepe all'interno della chiesa corrispondono allo scompenso statico delle lesene tagliate fin da quella data.


IL PORTICATO ESTERNO (1940)

Sotto la direzione della Sovrintendenza (ing. Mesturino), il parroco don Nicolao Peano affrontò coraggiosamente i lavori di risanamento e di ripristino della chiesa fin dal anno 1937 e così si compirono i lavori di sterro al interno, le massicce cordonate, il pavimento di cemento il tutto collegato colla condotta-fognatura di scarico delle acque superficiali. Da ricordare: la chiesa non poggia su quelle strutture ma sulla roccia. Dopo i lavori di risanamento e ripristino si volle addossare alla chiesa il tanto blaterato porticato, che ha fatto quel che ha fatto, ma guai a chi lo tocca!

   IL TETTO SULLA NAVATA CENTRALE (1982)

Fu rifatto tre anni orsono perché le vecchie capriate in gran parte (5 su 9) fradicie non poggiavano più sui muri laterali ma eran puntellate sulla volta con incombente pericolo. Anche questo tetto é, a sentir dire, un grave errore: dovrebbe far crollare la chiesa. Si salvi chi può! Tutti e tre i Parroci edificanti di Bernezzo avrebbero sbagliato e danneggiato seriamente la chiesa della Madonna.

  LAVORI SUCCESSIVI: dal 1989 a oggi.

Nei primi anni dopo l'arrivo di don Gianni Rivoira vennero portati a termine molti importanti lavori che hanno salvaguardato e reso più funzionale la Chiesa della Madonna.
Uno tra i primi fu la sostituzione dell'impianto di amplificazione (il precedente, di marca Philips, risaliva al 1954) e l'acquisto di una valigetta amplificante per le processioni.
Nello stesso periodo alcuni interventi interessarono anche il campanile. Fu rifusa la seconda campana e trovò sistemazione la "Cioca di Pigu", che portò a tre il numero di campane. Vennero elettrificati i comandi dell'impianto campanario, dotato di un programmatore digitale, e fu sostituito l'orologio (il precedente impianto, un Fomet era entrato in servizio nel 1965, in occasione della festa della B.V. del S. Rosario).
Nel 1989 furono realizzati degli scavi intorno alle pareti laterali e vennero eretti due grossi muri di cemento armato, poi nuovamente interrati per ripristinare il piano stradale, con il compito di proteggere la chiesa dall'umidità e soprattutto dalle vibrazioni causate dai mezzi pesanti che transitano da entrambi i lati.
Per evitare il pericolo di crolli paventato da don Bernardino, vennero posate delle catene (oltre a quelle già esistenti) agli archi interni e vennero rifatti i tetti laterali (rimasti in ardesia per volere della Sovrintendenza di Torino per i beni architettonici) con cordoli in cemento armato su progetto dell'ing. don Timossi: con questi provvedimenti fu possibile riaprire la chiesa alle funzioni religiose.
Nello stesso anno fu sostituito l'impianto di riscaldamento della chiesa e della casa canonica con uno più moderno a circolazione forzata dell'aria, realizzato dalla ditta Rosso di Morozzo. Il termoventilatore precedente risaliva al Natale 1963 e venne installato con difficoltà a causa della falda d'acqua troppo superficiale (era ad appena 1,6 m dal piano del pavimento dell'altare e del presbiterio).

(Appena possibile verranno descritti tutti i lavori importanti portati a termine dal 1988 ad oggi, eseguiti dopo l'arrivo da don Giovanni Rivoira).


 
 
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