Introduzione S.Anna - Parrocchia Bernezzo

Vai ai contenuti

Menu principale:

Introduzione S.Anna

Chiese > La Confraternita

La chiesa di Sant'Anna
(frazione di Bernezzo)

La chiesa di S. Anna risale quasi certamente al tardo Seicento o primo Settecento.
Molti sono gli eventi accaduti negli oltre trecento anni di storia che hanno coinvolto questo edificio sacro e gli abitanti della piccola frazione.
La prima notizia "storica" si attinge dalla relazione sullo stato della Parrocchia di Bernezzo, datata 1784, in cui si nomina l'antica consuetudine di andare in processione alla frazione di S. Anna in occasione della festa della Sindone e celebrare una Messa nella locale Cappella per tener fede al voto fatto dalla comunità durante una tempesta che distrusse i raccolti (una tradizione simile si ha pure a Bernezzo con la novena alla Cappella della Maddalena).
Fino al 1917 la Chiesa di S. Anna dipendeva completamente dalla Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo inBernezzo. Don Vietto, Cappellano e primo parroco di S.Anna, nelle sue "Memorie della Neo-Parrocchia di S. Anna - Bernezzo" ci descrive il funzionamento dell'amministrazione prima di quella data.
L'amministrazione era presieduta da un Rettore che rimaneva in carica per un triennio e poteva essere rieletto una seconda volta.

Il suo ufficio principale era quello di raccogliere lo "stipendio" (il cotizzo) del Cappellano; doveva poi provvedere al buon andamento di tutta l'amministrazione.
Vi erano poi quattro massari, due per S. Anna e due per S. Magno, in carica per un biennio: due erano scelti nella frazione e due in Bernezzo. I massari provenienti da Bernezzo erano tenuti ad intervenire alle feste di S. Anna e di S. Magno e nel giorno della S. Sindone per andare coi loro Sciri (ceri) incontro alle compagnie di Bernezzo, e a raccogliere l'elemosina in Chiesa in quelle circostanze.
Per i due della frazione, l'ufficio era più gravoso, poiché dovevano, il Massaro di S. Anna ogni Domenica e festa di precetto, mentre quello di S. Magno nell'ultima Domenica

del mese, recitare pubblicamente dal coro il S. Rosario ed intonare le Litanie della Madonna.
Essi dovevano poi raccogliere l'elemosina in Chiesa.
Le tradizioni legate alle compagnie e all'amministrazione dopo l'erezione della Parrocchia si trovano riportate nelle memorie di don Vietto.
L'obbligo del Cappellano era di celebrare la S. Messa nelle domeniche e nelle altre feste comandate; visitare gli ammalati e recitare il S. Rosario nelle sere della Novena di Natale. Egli poteva anche amministrare i battesimi, però i parenti erano obbligati ad andare a consegnare i neonati alla Parrocchia di Bernezzo e dovevano portare ogni volta al Cappellano la delega per iscritto.
La domenica, suonata la S. Messa si recitava il S. Rosario e si cantavano le Litanie; poi il Cappellano andava all'altare, recitava pubblicamente colla popolazione le orazioni del mattino e celebrava la S. Messa; dopo la Comunione, teneva la predica.
Il suo compito non si esauriva al termine della Messa: restava ancora il catechismo dei ragazzi che durava circa ¾ d'ora.

mese, recitare pubblicamente dal coro il S. Rosario ed intonare le Litanie della Madonna.
Essi dovevano poi raccogliere l'elemosina in Chiesa.
Le tradizioni legate alle compagnie e all'amministrazione dopo l'erezione della Parrocchia si trovano riportate nelle memorie di don Vietto.
L'obbligo del Cappellano era di celebrare la S. Messa nelle domeniche e nelle altre feste comandate; visitare gli ammalati e recitare il S. Rosario nelle sere della Novena di Natale. Egli poteva anche amministrare i battesimi, però i parenti erano obbligati ad andare a consegnare i neonati alla Parrocchia di Bernezzo e dovevano portare ogni volta al Cappellano la delega per iscritto.
La domenica, suonata la S. Messa si recitava il S. Rosario e si cantavano le Litanie; poi il Cappellano andava all'altare, recitava pubblicamente colla popolazione le orazioni del mattino e celebrava la S. Messa; dopo la Comunione, teneva la predica.
Il suo compito non si esauriva al termine della Messa: restava ancora il catechismo dei ragazzi che durava circa ¾ d'ora.


Dal 1829 al 1917 si sono succeduti ben 17 Cappellani:

  • D. Pellegrino Giuseppe - nativo di Biella nell'anno 1829

  • D. Garino Giovanni - nativo di S. Anna di Bernezzo dal 1830 al 1850

  • D. Ghio Antonio - nativo di Caraglio dal 1850 al 1852

  • D. Arneodo Pietro - nativo di S. Pietro Monterosso dal 1852 al 1856

  • D. Revello (i) Pietro (Giovanni) - nativo di Valgrana dal 1856 al 1859

  • D. Brignone Costanzo - nativo di Caraglio dal 1859 al 1861

  • D. Argenta Antonino - nativo di Chiusa Pesio dal 1861 al 1864

  • D. Zurletti Vincenzo - nativo di Cuneo dal 1864 al 1869

  • D. Daniele Giovanni Domenico - nativo di Peveragno dal 1869 al 1874

  • D. Davino Giuseppe - nativo di Boves dal 1874 al 1875

  • D. Fiandrino Paolo - nativo di Festiona dal 1875 al 1878

  • D. Cucchietti Pietro - nativo di Montemale dal 1878 al 1884

  • (Vacante un anno)

  • D. Mattalia Pietro - nativo di Bernezzo dal 1885 al 1886

  • D. Delfino Enrico - nativo di Bernezzo dal 1886 al 1887

  • D. Renaudo Carlo - nativo di Borgo S. Dalmazzo dal 1887 al 1907

  • D. Vietto Francesco - nativo di Bernezzo dal 1907 al 1917


In quegli anni la popolazione delle varie borgate sul territorio di S. Anna cresce in modo costante: nel 1826 gli abitanti erano 656, nel 1852 688; nel 1886 si raggiunge l'apice con 859 persone.Poi inizia la discesa: nel triennio 1917-19 la popolazione (decimata dalla "spagnola") superava ancora le 700 unità.
Nel 1916 la Parrocchia di Bernezzo era vacante per la morte dell'arciprete don Bartolomeo Dell'erba: la gran parte dei frazionisti presenta domanda affinché la Cappella sia trasformata in Parrocchia autonoma, giustificando la richiesta con la distanza dal capoluogo, la difficile viabilità soprattutto nel periodo invernale e l'onere del "cotizzo" per il cappellano.   La richiesta fu accolta l'anno successivo: con decreto del 28 marzo Mons. Natale Gabriele Moriondo erige la Parrocchia sotto il titolo di S. Anna Madre della Beata Vergine Maria e ne fissa i confini; il riconoscimento reale arriva il 28 ottobre.
Primo parroco, con il titolo di Pievano, è il Cappellano don Francesco Vietto che riceve l'investitura il 28 aprile e prende possesso il 16 dicembre 1917. Alla costituzione della dote beneficiaria provvide don Pietro Durbano ex parroco di Bernezzo con un fondo di lire 4.250 ed il parroco pro tempore di S. Anna si assunse l'obbligo di fare catechismo tre giorni alla settimana ai ragazzi e tre giorni alle ragazze.
Egli nelle già citate memorie narra tutti i particolari dell'erezione a parrocchia autonoma.
A pochi anni dalla trasformazione della Cappella in Parrocchia, il parroco d'accordo con l'amministrazione ripropone l'idea di ampliare la Chiesa, che era insufficiente per la popolazione di allora, e di sistemare il vecchio campanile, su cui non era possibile aggiungere una seconda campana ed un orologio pubblico poiché essendo fabbricato in più volte tutto d'un pezzo,

non presentava alcun vuoto all'interno. Come ricordava don Vietto stesso: "… per salire sopra questo campanile fu necessario fare una screpolatura, per la quale il campanaro per suonare la tribaldetta si arrampicava per le pietre sporgenti ad uso topo, infine si collocò una lunga scala a pioli nella medesima screpolatura…".
Inizia quindi nel 1925 una storia di devozione e di sacrifici da parte degli abitanti delle varie borgate di S. Anna, come ricorda il messaggio inserito come "reliquia" nelle fondamenta dell'ampliamento della Chiesa: "Ai fortunati viventi che troveranno queste memorie: se voi pensate alle gravi difficoltà che si dovettero incontrare ad ai grandi sacrifici che si dovettero fare per allungare la Chiesa di metri 4 e ½ e costruire un nuovo campanile non mancherete di benedire il nome di questi vostri antenati ed ergere una preghiera speciale in suffragio delle loro anime…"
Il primo progetto di ampliamento viene realizzato gratuitamente dal pittore ed architetto Arnaud di Caraglio, ma viene accantonato per il costo proibitivo: il preventivo di spesa ammonta, infatti, a ben 50.000 lire!
Abbandonato dunque questo progetto, ma non l'idea di portare avanti i lavori, alla fine del 1926 viene creata una commissione speciale composta da 8 uomini insieme al parroco.

L'anno seguente si riunisce la commissione con alcuni muratori di Bernezzo e di S. Anna: nell'adunanza emerge che non è possibile svuotare il campanile, pena il rischio di crollo. Per quanto riguarda l'ampliamento, il preventivo del capomastro Bercia Vittorio di Bernezzo lascia poche speranze: la richiesta è di lire 20.000 cui va aggiunta la spesa per tutto il materiale.
In seconda convocazione, la commissione decide di ricorrere ai soli muratori locali Giuseppe ed Angelo Mattio e di procedere nei lavori "finché le finanze avrebbero permesso".
Nella terza adunanza si decide di iniziare i preparativi per cuocere la calce nella fornace che servì per la costruzione del Camposanto , aggiustata perché ormai diroccata.
Dei Santannesi, chi si preoccupa della sabbia, chi procura la legna, chi le pietre.
Nel mese di agosto si inizia la muratura delle fondamenta e il nuovo campanile. I lavori proseguono sino a novembre: il tetto e la volta in mattoni sono pronti mentre il campanile è stato costruito fino al livello del tetto della Chiesa ed è stato ricoperto per affrontare l'inverno con le lastre che ricoprivano la fornace della calce.
Appena passato l'inverno nel mese di aprile del 1927,

"siccome si aveva ancora un po' di buono in cassa", si completarono i lavori per il prolungamento della Chiesa, e

DIPINTO DA RESTAURARE

del campanile.
Ma molte braccia erano richieste per trasportare il materiale sul campanile e si prevedeva che presto le finanze sarebbero "andate alla fine". Ma come dice don Vietto "ecco che i Santi nostri protettori vennero in nostro aiuto". Il parroco ha infatti l'idea di utilizzare un argano, in modo da continuare i lavori con due soli "bocia". L'argano viene fornito gratuitamente dagli impresari Cavallera di Boves, Così il campanile è stato realizzato rapidamente: consumate tutte le pietre preparate, dal piano per le campane in poi il resto è stato realizzato in mattoni con la cupola.
Seguono la rizzatura e pittura dell'esterno.
Terminati i lavori di finimento si trattava di collocare le due campane nel loro castello, e qui è bene anche ricordare un curioso episodio descritto da don Vietto: "La campana maggiore e nuova, già benedetta, se ne stava in Chiesa aspettando di salire sul campanile nuovo. L'altra continuava a suonare sul campanile vecchio. Quando si faceva l'ossatura della cupola al nuovo campanile, nella festa di S. Grato, 2^ domenica di maggio, si aspettava il vescovo, Mons. Travaini, per la visita pastorale ed amministrazione della Cresima.
Proprio in quella mattina, mentre il campanaro Audisio Pietro, suonava la tribaldetta per l'Ave Maria, la campana si ruppe, e quel giorno passò un po' triste per il parroco, per la ragione che si doveva incontrare una nuova spesa imprevista. Mons. Vescovo se ne accorse e subito promise il suo concorso con lire 100, ch'io ritirai dalla Curia Vescovile.
Collocata la campana nuova sul nuovo campanile, si atterrò la rotta, la si mandò alla fonderia di Achille Mazzola, si fuse e si rimandò a S. Anna, così sul campanile invece di avere una sola campana nuova, n'ebbimo due. Nel frattempo che si attendeva la campana fusa, si provvide l'orologio pubblico, si piazzò in un giorno solo ed il giorno 17 luglio di quest'anno, cominciò a funzionare con molta precisione, e funziona presentemente e si spera che continuerà a funzionare per molto tempo, senza abbisognare alcuna riparazione".
Esiste anche un altro aneddoto, oltre quello della campana rotta, ricordato da don Vietto: "Quando m'era presentato in Curia, dal Vicario generale, per annunciargli che presto avremmo cominciati i lavori di restauro, mi disse: "Aspetti ancora un anno e la mano d'opera verrà a basso prezzo". Io gli rispondo: "Tutto è preparato e la gente è entusiasmata, è necessario proprio incominciare", e fortuna che abbiamo incominciato e continuato i lavori con tutte le spese accessorie, giacché tutti quei denari che avevano raccolti a questo scopo si trovavano tutti alla Banca del Piccolo Credito di Cuneo, ed io senza prevedere nulla ogni 15 giorni, mi recava alla banca, prelevava la spesa per le quindicine ai muratori e agli inservienti e per la materia richiesta, e quando fu tutto prelevato, trovandosi sul libretto sole lire 26,60, nel mese di ottobre di quest'anno corse voce che il Piccolo Credito di Cuneo aveva chiuso gli sportelli. Non fu questa una grazia speciale di nostra S. Anna? Se si aspettava dar principio ai lavori quando il Sig. Vicario generale avrebbe suggerito, né il prolungamento della Chiesa, né il nuovo campanile, né l'orologio pubblico, forse non si avrebbero mai più potuti avere".
Nel 1930, in agosto si sono risanate le fondamenta dei muri che minacciavano di rovinare per l'umidità piazzando tubi in cemento nel canale che passa sotto il coro e sotto la sacristia.

Intanto esistevano ancora due campanili, il vecchio e il nuovo, uno vicino all'altro e "questo era uno sgorbi". In principio del mese di maggio si è finalmente demolito il vecchio campanile.
Negli anni seguenti sono portati avanti tanti piccoli miglioramenti (la riparazione della balaustra, marmorizzazione dell'altare, doratura del tabernacolo ecc.), compresa la piazza antistante la Chiesa.
Un'altra tappa importante per la chiesa di S. Anna è quella del 1938: "In quest'anno avendo avuto da una pia persona l'offerta straordinaria di lire 4000, subito si pensò di sistemare la Chiesa per prepararla per la Consacrazione. I due muratori Giuseppe ed Angelo Mattio hanno rifatto quasi tutti i cornicioni, riparate tante screpolature, e per le giornate ad essi dovute, compreso calce, sabbia, cemento e gesso, in tutto si è speso lire 780,90. Si sono poi procurate le 12 croci in marmo da fissare nei muri con la spesa di lire 96.
Appena finita la sistemazione della Chiesa, venne subito il Prof. Lavalle Giovanni da Cuneo per la pittura. I bravi santannesi imprestarono assi e bighe preparando essi stessi i ponti e il pittore, in quattro mesi circa, pitturò la Chiesa com'è presentemente, artista onesto, si contentò per mercede solamente lire 4500. Inoltre in quest'anno si provvide la "Nuova Via Crucis" dalla Ditta Prinotti-

DIPINTO DOPO IL RESTAURO

Monolovi, con la spesa di lire 861".
La Chiesa venne solennemente consacrata il 1° settembre

1940 da S. Ec. Mons. Giacomo Rosso vescovo di Cuneo, come si può vedere la lapide-ricordo, collocata in fondo alla Chiesa.

Nel 1940 si risolve un altro problema, quello della neve

scivolando dalla cupola del campanile rovinava il tetto della Chiesa, "si provvide perciò col mettere quattro travetti attorno alla cupola, che il lattaio Olivero Eugenio fissò con lastre in ferro nell'interno del campanile".
Il 1942 è l'anno dei festeggiamenti dei 25 di inaugurazione della Parrocchia, fissati nella festa di S. Anna e così ricordati nelle memorie parrocchiali: "I massari vollero che vi fossero i sonetti, che essi distribuirono e raccolsero tante offerte da pagare la musica dei salesiani, cosa mai veduta a S. Anna. Vennero alla processione della sera le compagnie religiose della Parrocchia di Bernezzo, l'asilo di Bernezzo, una fiumana di gente, il bello o meglio il brutto è stato: mentre la processione stava ritornando, venne giù un acquazzone che innaffiò tutti, scappa chi può e quando tutti ebbero preso quella doccia celeste, uscì nuovamente un bel sole.
La musica tenne concerto sul piazzale della Chiesa mentre la gente si divertiva a guardare a prendere l'albero della cuccagna. Ciò non tolse che le funzioni in Chiesa fossero veramente devote. Forse non si era mai veduto tanta gente a S. Anna. Le associazioni cattoliche regalarono alla Chiesa il Piviale di 2° grado con stola. Con le offerte raccolte si comperò dalla Suore Ostiarie il bel controaltare e un nuovo cornicione, il controaltare nero e qualche altro regalo".
Dopo don Francesco Vietto, morto il 28 dicembre 1954, la seconda pietra miliare nella storia della "giovane" Parrocchia di S. Anna è stato don Bartolomeo Menardi, che ha guidato questa comunità per ben 25 anni.inizio pagina
Di origini bernezzesi, dopo alcuni anni come Sacerdote coadiuvante a S. Pietro del Gallo e a Boves, era tornato nel suo paese.
Nei primi anni di ministero a S. Anna gli abitanti erano ancora molti (circa 700), ma mancavano molte cose oggi diventate indispensabili, come le strade asfaltate, la corrente elettrica e il telefono, tutte mancanze colmate da don Menardi.
Ma soprattutto il suo interessamento per la soluzione dei problemi spiccioli dei suoi parrocchiani ha reso questo sacerdote la persona ricercata da tutti per un consiglio ed un aiuto.
     … (opere fatte, da cercare nei registri di S.Anna)
Nel 1979, per motivi di salute, don Menardi lascia la guida della Parrocchia che ormai si è ridotta a poco più di 300 anime. Gli succedono don Mario Panello, che resta per pochi anni scegliendo poi il ministero di Cappellano militare, e don Eraldo Ferrero, rimasto per oltre cinque anni e poi dedicatosi completamente alla Caritas diocesana.
Il primo luglio 1990 fa il suo ingresso don Pasquale Luciano, che per anni aveva lavorato alla costruzione della Parrocchia di Gesù Lavoratore a Borgo S. Dalmazzo.
Non esiste miglior presentazione di quella da lui stesso composta in occasione della sua entrata, pubblicata sul bollettino del maggio 1990.
"Con grande gioia, seppur venata da melanconia, attraverso le colonne di questo pregiato periodico interparrocchiale, a cui fin da ora garantisco piena collaborazione, mi presento alla popolazione tutta di Bernezzo e in modo particolare alla " Comunità di Fede " della Frazione di S. Anna, che il Vescovo mi ha affidata perché diventi la mia nuova famiglia spirituale, invitandomi ad esserne guida e pastore.
Voglio innanzitutto ricordare le fulgide figure di parroci che mi hanno preceduto in questo campo ministeriale che si intitola alla Nonna stessa di Gesù, la gloriosa Sant'Anna; la sua potente intercessione mi ottenga la grazia di poter camminare con lo stesso spirito apostolico. […]
Il motivo della gioia per il nuovo incarico ministeriale è innanzitutto umano: il ritorno alla terra natale, dopo un mezzo secolo di assenza!
Nel 1941 lasciavo il casolare di Tabiùn, che sorge alla sommità del vallone San Giacomo, per entrare nel seminario di Cuneo... Tredici anni di studi e di formazione e poi l'ordinazione sacerdotale: 1954... Quattro anni come vicecurato a San Benigno e sette a Roccavione... Nel 1965 l'Arcivescovo di Cuneo Mons. Guido Tonetti mi inviava nella periferia di Borgo San Dalmazzo a fondare una nuova Parrocchia: Gesù Lavoratore!
dipinto prima del restauro
Le condizioni del dipinto prima del restauro
Oggi il lavoratore è stanco, ha il cuore malato... E il Vescovo Carlo Aliprandi pensa che mi possa giovare il soggiorno con la.. Nonna; Sant'Anna infatti non è solo la nonna di Gesù, ma anche di tutti i discepoli, amici, fratelli di Gesù!
Il Pascoli, in un'Ode poetica e patriottica indirizzata al Marchese Vittorio Asinari di Bernezzo, distintosi per valor militare nella infausta battaglia di Custoza 1866, augurava al nobile guerriero: "possa tu ritemprare le tue forze nella natìa Bernezzo, verde di gelsi, verde di castagni... ".
Non vanto nobili natali, sono un povero montanaro, ma penso che il verde riposante dei boschi possa portare sollievo pure alla mia inferma salute
La mia gioia però non è fondata sulle cose, ma prima ancora sulle persone...
Ritrovare tante persone perse di vista per le diverse vicende della vita, risentire l'accento caratteristico del dialetto zonale nella terra degli antenati, rivedere il catechista Vietto Giovanni ormai confermato più volte come "primo cittadino" ed ora anche "consigliere provinciale", trovare un ragazzo in gamba "RIG" di San Benigno come arciprete della Parrocchia "Madre" di Bernezzo, riconoscere amici di infanzia, di giochi o di scuola e sentire da loro tutto il cammino di vita percorso, di scelte, di lavoro, di realizzazioni e forse anche di prove e di sofferenze...
Poter pregare più spesso sulla tomba di papà e mamma e di tanti cari amici, parenti, benefattori e conoscenti che ci hanno preceduti nell'incontro con il Risorto...
Tanta gioia che inonda al presente il mio cuore è pure unita ad una profonda mestizia, malinconia, nostalgia... […]".
Ma la gioia profonda e le speranze per il futuro sono durate appena 11 giorni: l'11 luglio il cuore malato di don Luciano ha cessato di battere, lasciando un grande vuoto nel cuore dei suoi parrocchiani e compaesani.
I sentimenti di tutti costoro sono riassunti nel ricordo pubblicato sul bollettino del luglio 1990.
dipinto dopo il restauro
Il dipinto dopo il restauro
Da quel triste 11 luglio del 1990 la parrocchia di S. Anna non ha più avuto un parroco "tutto suo": le funzioni religiose e l'amministrazione sono affidate a don Gianni Rivoira, parroco di Bernezzo.
Nonostante ciò è continuata l'attenzione dei Santannesi per la loro chiesa testimoniata da queste parole riportate sul bollettino: "La Chiesa è la nostra casa, il cuore della comunità parrocchiale dove ogni domenica ci raduniamo come una famiglia per ascoltare la Parola di Dio, dove impariamo a camminare insieme e celebriamo la presenza e l'azione di Gesù Cristo. E' quindi dovere di ciascuno di noi cercare di mantenere questo edificio in buono stato, di intervenire quando è necessario, come facciamo per la nostra abitazione".
Negli anni quindi si sono portati avanti i lavori necessari per rendere la Chiesa sempre più accogliente.
Tra i principali si ricordano il rifacimento dell'impianto elettrico di illuminazione, il risanamento delle pareti e la tinteggiatura interna.
Poi si è provveduto a rifare il marciapiede e lo zoccolo di pietra; sono state cambiate le grondaie che ormai erano logore.
Un'altra opera importante è stata la tinteggiatura della facciata. La consulenza per la scelta delle tinte è stata effettuata dal prof. D'Angelo e la realizzazione è affidata alla Ditta Ariaudo di Caraglio. E stata rifatta anche la cuspide in rame del campanile.
Terminati questi lavori, i lavori più urgenti saranno realizzati, si è provveduto alla risistemazione del Presbiterio e della Casa Canonica.
Nel 1992 è stato anche eseguito un restauro conservativo del quadro dell'altare (1,40 × 2, 00 metri) che ha comportato una foderatura e ricollocazione della tela su un nuovo telaio, una ripulitura completa e stuccatura completata da una verniciatura finale.


 
Torna ai contenuti | Torna al menu