I Priori - Parrocchia Bernezzo

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I Priori

Religiosi

I Priori

  • 1596 - 1599 don Andrea Clavello, da Ceva

  • 1599 - 1607 don Ottavio Garigliano, da Poirino

  • 1608 - 1631 don Giovanni Vigna, da Cuneo

  • 1631 - 1673 don Pietro Aselli (1603-1673)

  • 1673 - 1701 don Giovanni Battista Ripa, da Poirino

  • 1701 - 1723 don Giovanni Ripa (?-1729), da Poirino

  • 1723 - 1757 don Giovanni Battista Ripa (? -1757), da Poirino

 

Don Andrea Clavello


Fu il primo Priore nominato dall'Arcivescovo di Torino: era nativo di Ceva. Resse la parrocchia dal 23 giugno 1596 al 1598: soltanto per due anni e, forse per le particolari difficoltà in cui si trovava Bernezzo dopo la partenza dei monaci benedettini, permutò la cura con il successore e andò Parroco a Sale Langhe, e poi a Torino come rettore delle Chiese unite di S. Stefano e S. Gregorio dove morì.

Don Ottavio Garigliano


Nativo di Poirino, era prima parroco di Sale Langhe ed esercitò il suo ministero per nove anni dal 20 marzo 1599 fino al 1608. Anche lui lasciò Bernezzo e permutò la parrocchia col successore, segno che doveva essere un periodo veramente difficile per il nostro paese, ma non si sa quando e dove si sia conclusa la sua vita terrena. Lo si può ricordare per aver curato l'erezione della Confraternita dell'Annunziata, come si desume dalla bolla di Clemente VIII in data 11 marzo 1603. Ricordava don Bernardino che i suoi registri sono "scritti con caratteri chiari e ben leggibili, e dimostrano un temperamento di lavoratore ordinato e intraprendente".

Don Giovanni Vigna


Dottore in Teologia, iniziò il suo ministero il 10 gennaio 1608 e "per 23 anni lavorò nella nostra parrocchia e lasciò certamente tracce di bene e un ricordo di particolare dedizione. Morì nel 1631, vittima della peste (la peste del Manzoni) che tanto fu dura pel nostro paese, avendo contratto il morbo nella cura e visita dei suoi parrocchiani colpiti in gran numero".

Don Pietro Aselli


"Venne assegnato come Priore dopo aver vinta la Parrocchia di Bernezzo con regolare concorso. Non si conosce il paese di sua provenienza. E' certo che ebbe un lungo periodo di anni di vita come Parroco dei SS. Pietro e Paolo e cioè dal 1631 al 1673. Non vengono fuori dai registri notizie di particolare rilievo". Morì il 21 settembre 1673 a settant'anni (sui particolari della morte e sulle condizioni di quell'epoca rimandiamo alla descrizione fatta da uno dei suoi successori, don Ripa che fu l'ultimo dei tre Priori provenienti da Poirino,).
Don Ristorto gli attribuisce "l'erezione canonica della Compagnia del SS. Sacramento in data 9 aprile 1637". Di questa Compagnia si trovano tracce fino agli anni '30 del secolo scorso, quando don Giorgis ne descriveva alcuni tratti in un documento datato 24 agosto 1929: "Scopo primario è onorare l'Eucaristia con la processione nella terza domenica del mese, con l'accompagnamento del S. Viatico, colla provvista di suppellettili e col curare il decoro dello Altare del SS. Sacramento (nella chiesa di S. Pietro). Aveva un patrimonio consistente in terreni… Ufficiali della Compagnia sono in priore e due massari; ogni massaro dura in carica due anni e poi diventa Priore per un anno: ogni anno, col consenso e coll'approvazione del Parroco, viene eletto un nuovo massaro".
Ultima notizia su don Aselli: "Il 22 luglio 1664 riceve in parrocchia Mons. Carlo Piscina, vescovo di Saluzzo, che sta visitando la Valle Grana e il 28 aprile è stato invitato a dare la Cresima in Bernezzo da D. Amedeo di Savoia, Abate commendatario di S. Michele della Chiusa".

Don Giovanni Battista Ripa


E' il primo dei tre parroci che "ci vennero regalati dallo stesso paese, Poirino (Torino) e che furono parenti. Si successero infatti per concessione di successione ed ebbero tutti un lungo periodo di ministero nel nostro paese dove chiusero la loro vita. Sono abbondanti i dati storici dei loro registri e fanno fede delle loro attività anche i registri dei conti dove appaiono le note per la Chiesa Parrocchiale come pel Beneficio. Ad essi è dovuta in parte la formazione del Beneficio o Cascina dei SS. Pietro e Paolo, che dotarono per testamento con beni di loro privata proprietà". Don Ripa prese possesso della parrocchia il 22 novembre 1673 e la curò per quasi trent'anni, fino al luglio 1701, per poi affidarla al nipote. Morì a Bernezzo il 4 giugno 1704. Fu sepolto, riportava don Peano, "nella nave (navata) di mezzo vicino alla pila isolata che si trova a sinistra nell'entrare in chiesa (S. Pietro)".

Don Giovanni Ripa


Nipote del Priore precedente, subentrò a lui il 21 luglio 1701 e pochi mesi dopo, il 31 ottobre, fece compilare dal notaio Giorgio Rosso l'inventario dei beni mobili ed immobili della parrocchia, il primo tra quelli rilegati da don Durbano in un unico volume e disponibili oggi in Parrocchia.
Una delle poche notizie che si conoscono di lui è che l'11 novembre 1715 fece erigere dal vicario generale don Ignazio Carroccio la compagnia di San Giuseppe Agonizzante. Di questa Compagnia, da tempo scomparsa, sappiamo (grazie a don Giorgis) che aveva lo scopo di pregare per gli agonizzanti, aveva un altare proprio. Non era dotata di un suo regolamento proprio; Ufficiali erano due Massari che duravano in carica due anni: ogni anno scadeva il mandato del più anziano e ne veniva eletto, col consenso del parroco, uno nuovo.
Don Ripa rinunciò in favore del nipote e morì il 25 febbraio 1729 a Bernezzo dove venne sepolto nella tomba dei parroci, in faccia all'altare di S. Giuseppe, ora del S. Cuore.

Don Giovanni Battista Ripa


Molte sono le tracce lasciate da questo priore, nipote del precedente, nella nostra parrocchia, alcune sottolineate da lui stesso nell'inventario risalente al 1744 e altre ricordate da don Ristorto.
Essendo l'antica Chiesa dei SS. Pietro e Paolo ormai cadente, attese alla costruzione quasi ex novo dell'attuale complesso, invertendone l'orientamento, come assicura l'iscrizione posta sulla facciata:

"COETUSVE APOSTOLICI PRIMATIBUS DICATA
EX ANTIQUIBUS RUDERIBUS QUAM CERNIS MOLES
INVERSO PENITUS ORDINE, COMMODIOREM IN HANC FORMAM
AMPLIATA RESURGIT
ANNO REPARATAE SALUTIS CI)DCCXXVII"


"Dedicata ai Principi degli Apostoli la costruzione che vedi risorse ampliata dagli antichi ruderi, con la disposizione completamente invertita e in questa forma più comoda, nell'anno 1727".
Il lavoro di questo Priore, come d'altronde quello dei suoi due predecessori, fu particolarmente intenso. Da un lato la Parrocchia non era ancora stata smembrata, con la separazione di S. Rocco e S. Anna, e poi dovevano essere tempi davvero duri: lo apprendiamo dalle sue parole, scritte nel già citato "Inventaro della casa parochiale" del 1744, che lasciano sgomenti.
"Primo si consegna una casa attigua alla chiesa parochiale coperta a lose…nella di cui riparazione et ampliatione tra me et il mio zio predecessore habbiam esposto più di liure diecimilla in più …del nostro proprio denaro senza intervento alcuno di comunità…La descrizione de' mobili in detta casa esistenti resta presto fatta poiché il mio zio (il primo dei don Ripa) predecessore non trovò nemen un chiodo, altro non lasciavan in essa li heredi et attinenti del defunto Priore Aselli nel spoglio da essi medesimi fatto che una porta della sala e cucina con una serratura molto antica e logora; basti il dire che morto che fu vestitolo d'una veste delle più logore che havesse il lasciarono assiso sovra una cadrega di paglia, qual poi …un tal Sargente Urbano Delfino suo attinente inhumanamente gliela tolse (la sedia) ancor di sotto lasciandolo sul nudo pavimento. Dal che puorrebbersi anco inferire in che stato si trovasse in quei tempi la Chiesa e la Sacrestia…".
Il 9 novembre 1730, grazie al vicario generale don Ignazio Carroccio, don Ripa eresse la Compagnia del Suffragio con lo scopo di suffragare le anime. Aveva un altare proprio (a S. Pietro). Non ha un regolamento: gli Ufficiali della Compagnia erano due Massari che rimanavano in carica due anni; ogni anno scadeva il mandato del più anziano e ne veniva eletto, col consenso del parroco, uno nuovo.
Grazie ai suoi scritti abbiamo anche informazioni sui registri parrocchiali dal 1586 circa in poi. Per quanto riguarda i battesimi esistevano già ben 8 volumi, 3 erano i volumi concernenti i matrimoni (uno contenente anche notizie di battesimi e sepolture, un altro con alcune memorie dei suoi predecessori), 4 relativi allo "status animarum", e 4 dedicati ai morti.
Don Ripa inoltre, come già ricordato, nel 1752 lasciò il titolo di priore per assumere quello di arciprete, senza che si conoscano i motivi di questo gesto.
Morì il 20 maggio 1757 nei pressi della porta nuova a Torino, legando con testamento la casa contigua al Beneficio parrocchiale e altri fondi di sua proprietà con l'onere di una Messa anniversaria da celebrarsi il 4 giugno.
Don Bernardino scriveva ancora di lui: "Dell'ultimo priore resta come segno tangibile un ricordo marmoreo per segnare il legato di S. Messe in suo suffragio a compenso delle generose sue donazioni".

 
 
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